La Suprema Corte nega l’esistenza di un diritto alla copia degli atti integrale ed immediata, ponendo un discrimen tra il diritto di visionare gli atti e il diritto di ottenerne copia. L’occasione consente di svolgere una riflessione sui limiti e sulle condizioni poste al diritto ad una difesa consapevole.
The right to the copy of deeds among formal defense of civil rights and deviant practices The Supreme Court denies the existence of a right to the integral and immediate copy of deeds, by setting a discrimen among the right to view deeds and the right to obtain a copy of them. The occasion allows to carry out a deliberation upon limits and conditions set to the right to an aware defense.
LA VICENDA
La questione sottoposta all’attenzione della Suprema Corte trae origine da una vicenda molto lineare e frequente nella prassi giudiziaria. Su istanza della difesa, il Tribunale del riesame di Roma annullava la misura cautelare della custodia cautelare disposta in capo all’indagato solo relativamente ad uno dei capi contestati. Avverso tale decisione, l’indagato proponeva, con l’assistenza del suo difensore, due ricorsi, uno immediatamente successivo al deposito del dispositivo e l’altro dopo il deposito delle motivazioni del riesame [1].
La difesa lamentava la intempestiva consegna della documentazione delle indagini preliminari, contenuta in un dvd, fornita materialmente solo un quarto d’ora prima dell’udienza di riesame; tale circostanza avrebbe causato un “intollerabile pregiudizio” del diritto di difesa, in virtù della totale ignoranza degli elementi di accusa. L’indagato, dunque, chiedeva l’annullamento del procedimento previa remissione alla Corte costituzionale della questione di legittimità dell’art. 309 c.p.p., nella parte in cui non prevede che i documenti relativi alle indagini preliminari debbano essere consegnati al difensore con congruo anticipo rispetto all’udienza di riesame.
Preliminarmente, la Suprema Corte ritiene irrilevante nel giudizio de quo la questione di legittimità costituzionale, poiché il Tribunale del Riesame, a seguito della censura mossa in udienza dal difensore circa l’impossibilità di “conoscere” gli atti, concedeva un rinvio ad horas, per consentire alla difesa di articolare le proprie argomentazioni; rinvio a cui la stessa rinunciava. Dunque, secondo il ragionamento della Suprema Corte, la rinuncia alla concessione di un termine breve impedisce alla difesa di “dolersi” di non averne avuto uno più lungo. Inoltre, i giudici di legittimità attribuiscono alla difesa la responsabilità della mancata consultazione degli atti, poiché il dvd contenente la documentazione relativa alle indagini preliminari era stato posto a disposizione della difesa già dal mattino precedente l’udienza, come provato dalla pec inviata dalla segreteria del p.m. Dunque, se il difensore si fosse “diligentemente e prontamente attivato” – prosegue la Corte – avrebbe avuto un intero giorno per consultare la documentazione. In tale prospettiva, il diritto di difesa nella sua dimensione formale risulta pienamente garantito.
Suscita diverse perplessità l’argomentazione a sostegno dell’infondatezza della questione di legittimità, laddove si ritiene che il difensore lamenti non già la violazione del diritto di difesa di esaminare gli atti, quanto un “ inesistente” diritto alla copia integrale ed immediata. I giudici di legittimità si “avventurano” [continua..]