argomento: corti europee - misure cautelari
» visualizza: il documento (Corte e.d.u., 19 novembre 2019, Razvozzhayev c. Russia e Ucraina e Udaltsov c. Russia)Articoli Correlati: - misure restrittive della libertà personale - completezza delle indagini preliminari - durata della misura cautelare
Due sono gli aspetti di interesse in questa pronuncia.
Sotto il primo profilo, sussiste infrazione dell’art. 3 Cedu se le autorità nazionali compiono indagini incomplete sulla denuncia di taluno che lamenti di essere stato sottoposto a trattamenti inumani e degradanti per mano delle forze dell’ordine (caso in cui uno dei due ricorrenti, accusato di avere partecipato a manifestazioni non autorizzate in Russia, riparava in Ucraina e, lì, era sequestrato da agenti russi e ricondotto a Mosca, ove veniva arrestato e costretto ad una confessione. La Corte ha ritenuto che fosse integrata la violazione dell’art. 3 Cedu da parte delle autorità russe ed ucraine, per non essersi attivate dopo la denuncia del ricorrente sul proprio rapimento).
Sotto altro profilo, le cattive condizioni di detenzione, protratte a tempo indeterminato, integrano la violazione degli artt. 3 e 5 Cedu. Rientrano nei trattamenti inumani e degradanti i lunghi e frequenti trasferimenti da un carcere all’altro, gli interrogatori condotti senza sosta e la permanenza in istituti penitenziari sovraffollati, senza la possibilità di accedere a cure mediche laddove ve ne sia bisogno. Per altro verso, l’eccessiva durata della carcerazione preventiva basta a sostanziare l’infrazione dell’art. 5 Cedu che impone alla prigionia ante iudicatum cadenze predefinite e calibrate sulle esigenze di indagini e processo (i due ricorrenti, entrambi accusati in Russia di avere partecipato a manifestazioni non autorizzate, lamentavano la lunghezza della loro custodia cautelare e di essere stati sottoposti ad estenuanti e frequenti interrogatori, ad un elevato numero di trasferimenti di carcere e ad una detenzione in ambienti inadeguati, senza le necessarie cure mediche).